Buona fortuna

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buona fortuna aglazzari

Qualche giorno fa ho accompagnato mio figlio di 10 anni a scuola. Sapeva che di lì a poco avrei affrontato una di quelle prove che si sa già in partenza che verranno ricordate tutta la vita.

Salutandomi con un sorriso mi ha detto “buona fortuna papà” e poi si è allontanato.

Nessuno gli aveva ancora insegnato quelle strane regole scaramantiche che trasformano quel stupendo augurio nel suo opposto.

Fra tutti gli aspetti tecnici della comunicazione (codifica, decodifica, mezzo, eccetera) ce n’è uno che è fondamentale: l’intenzione. Maggiore sarà la sintonia tra le persone, più l’intenzione verrà compresa a prescindere da tutti i complessi meccanismi comunicativi.

Un po’ come nella scena finale di Piovono Polpette in cui il padre da sempre capace di comunicare con il figlio solo attraverso incomprensibili metafore sulla pesca, riesce grazie ad un dispositivo inventato dal figlio stesso a tramettere la sua vera intenzione.

Insomma: maggiore per noi sarà l’impegno a comprendere l’intenzione della persona che abbiamo di fronte, maggiore sarà la sintonia e più efficace sarà la comunicazione.

Augurandomi che l’intenzione di questo post sia stata compresa, buona fortuna.

Chi ben comincia non ha comunque finito

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Foto di un laboratorio abbandonato visibile da via Gervasutta, Udine

Chi ben comincia è a metà dell’opera. E fino qua penso che siamo d’accordo tutti.E finire l’operaQuante cose si iniziano e non si terminano: libri, progetti, sogni…

Anche se i tre esempi che ho appena citato sono diversi (è facile sapere quante pagine mancano in un libro, ma non quando si potrà realizzare un sogno) hanno un qualcosa in comune: la scelta di continuare e di tenere duro quando procedere diventa più faticoso.

Foto: laboratorio probabilmente abbandonato visibile da una strada di Udine

Resilienza, una semplice definizione. 

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source: blog.willis.com
source: blog.willis.com

Credo che anche solo leggere la definizione di resilienza sia un’opportunità  per vivere meglio la propria vita.

In psicologia, la resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità.

Sono persone resilienti quelle che, immerse in circostanze avverse, riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti.

Fonte: Wikipedia.

Oggi 7 gennaio

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7 gennaio aglazzari

Oggi è il 7 gennaio è per la maggior parte di noi è l’inizio ufficiale del 2016.

In questi giorni di partenza per il nuovo anno ho in mente due citazioni:

“Una buona parte degli atti vandalici sulle auto in sosta è fatta da persone anziane invecchiate male”—due agenti di polizia udinesi;

“Non c’è nulla di nobile nell’essere superiore a qualcun altro. La vera nobiltà è essere superiore a chi eravamo ieri.”—Ernest Hemingway.
Alcuni miei corsisti hanno spesso dato per scontato che adesso vivono meglio e si sentono più sereni di quando erano più giovani perché sono maturati e lasciano andare più cose rispetto un tempo, quasi fosse una cosa naturale e fisiologica.
Non sono d’accordo. Solo alcune persone decidono di trasformare in esperienza quello che accade nella loro vita in modo da fare accadere cose diverse in futuro. Altre invece scelgono di continuare a fare le stesse cose anche se non è più conveniente o nei casi peggiori trasformarsi in vittime di qualcosa o qualcuno verso cui sfogarsi.
Sentirsi meglio con se stessi è una scelta.
I buoni propositi di inizio anno hanno o scopo di darci prospettive e stimoli nuovi per essere migliori di quello che eravamo l’anno scorso.
Non importa se una parte di questi buoni propositi andrà a farsi benedire: pazienza. L’importante è l’atteggiamento che decidiamo di avere giorno per giorno.
Quello che ti auguro per tutto questo 2016 è di renderti conto e di goderti ogni piccolo passo che farai verso quello che per te è importante per essere una persona migliore di ieri.

Gestione delle emozioni: un ponte e un’altalena

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mybrainhurts
Fonte immagine ritholtz.com

Immagina un’altalena dondolare:

  • quando va avanti hai il controllo della situazione e puoi decidere se inibire quanto ti sta dicendo un’emozione.
  • quando è indietro comanda l’emozione.

Un esempio del primo caso si presenta quando stai sbrigando una noiosa ma necessaria faccenda domestica e resisti alla a qualche distrazione come scambiare un messaggio con qualcuno per posticipare il tuo lavoro.

Nel secondo caso invece provi rabbia nei confronti nei confronti di una persona e la mandi a quel paese anche se sai che questo non risolverà la situazione nel lungo periodo. (Ogni tanto ci vuole, ma certe volte è meglio agire con più cautela e aspettare di essere più calmi prima di affrontare la situazione).

La metafora dell’altalena è perfetta perché è impossibile essere avanti e indietro contemporaneamente. O gestisci la situazione (corteccia prefrontale) o ti lasci andare (amigdala-sistema limbico).

Un primo trucco per gestire meglio le emozioni quindi è attivare la parte razionale quando ci si rende conto di essere travolti dall’emozione e il metodo più semplice è quello di contare mentalmente alla rovescia dal 100, togliendo 7 fino ad arrivare a 2. (100,93,86,79,…).
Bastano 2 minuti. Le sostanze chimiche nel sangue come il cortisolo ad esempio hanno il loro effetto per 2 minuti circa. Se una persona si lascia prendere dall’emozione, continua fare elucubrazioni mentali che mantengono alta l’eccitazione del sistema limbico (altalena indietro).
Contare alla rovescia in questo modo blocca i pensieri viziosi, porta l’altalena avanti, e non rigenera la produzione chimica di sostanze che spingono all’azione basata principalmente sull’emotività.

Più ti alleni ad inibire le emozioni che ti allontanano da tuo obiettivo, più sarai forte in futuro e più accrescerà tua autostima.

Ora immagina un ponte tra l’emisfero destro e sinistro del nostro cervello.
L’emisfero destro è la parte olistica, quella che gestisce un grandissimo numero di informazioni alla volta ma non vede il dettaglio.
L’emisfero sinistro è la parte razionale che prende pochi dati di informazione alla volta ma ne ha il controllo.
Il corpo calloso è il ponte che collega i due emisferi.

L’emozioni generano delle sensazioni.

Un secondo trucco è trasformare in parola (sinistro-analitico) quello che senti (destro olistico).
Test in tempo reale sul cervello con la risonanza magnetica funzionale, fMRI, hanno mostrato che nel momento in cui una persona nomina la propria emozione si abbassa l’eccitazione del sistema limbico e consente così di:

  • prendere consapevolezza del messaggio dell’emozione;
  • gestire questa informazione e agire con più facilità in base a ciò che è veramente importante per la persona stessa.

E.G. L’emozione mi dice di mandare a quel paese (o probabilmente peggio) il mio capo. Prendo consapevolezza e dico tra me e me che provo rabbia poi conto alla rovescia partendo dal 100 togliendo 7 alla volta. Passati quei due minuti, mi rendo conto della differenza tra il momento di rabbia e adesso. Inizio a pensare ad una strategia per affrontare la situazione.

Più ti alleni a nominare le emozioni, più il ponte del corpo calloso faciliterà questo tipo di passaggio.

Concludo con questa frase che ho letto su una dispensa di un corso di qualche anno fa:
“Le emozioni sono ottime consigliere ma pessime padrone”.

Fiducia in se stessi (un trucco)

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passati presente futuro

In questo ultimo periodo mi sono trovato spesso ad avere paura.

La paura è un’emozione particolare perché non vive mai il presente ma è sempre riferita agli effetti di un potenziale e incerto futuro (magari condito dal giudizio altrui). Fare sempre le stesse cose, anche se a volte frustranti, riduce incertezza e paura. Inoltre un’abitudine richiede poco sforzo cognitivo rispetto a qualcosa di nuovo. (altro…)

Sono come sono oppure chi altro?

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sono come sono aglazzari

Da quando ho memoria ho sempre ricevuto questi due (alle volte incongruenti) messaggi riguardo chi è meglio che io sia:

  • me socialmente ideale
  • me stesso

Il me socialmente ideale è quella persona che rispetta le regole e le aspettative del contesto sociale in cui si trova: andare a scuola e studiare quella cosa che darà un lavoro in futuro, mettere su famiglia ed avere una casa, avere una lavoro, essere eterosessuale, andare in chiesa la domenica, avere una macchina, eccetera, eccetera. (altro…)